La straordinaria mostra che Firenze dedica a Beato Angelico, suddivisa tra il Museo di San Marco sede dell'omonimo convento e Palazzo Strozzi, è stata l'occasione per vedere o rivedere diversi capolavori del maestro qui riuniti per la prima volta dopo le dispersioni ottocentesche.
Alcune opere sono state spostate temporaneamente dal Museo di San Marco a palazzo Strozzi dove sono conservate e saranno di nuovo visibili al termine della mostra.
Tra queste troviamo il famosissimo Giudizio Universale. Noto per l'ardita prospettiva dei sepolcri scoperchiati presenta, come da tradizione medievale, una crudele visione dell'Inferno. Nel quadro i dannati sono suddivisi in settori in base al peccato e alla pena che dovranno espiare per l'eternità. Nello specifico troviamo raffigurato il settenario dei peccati che comprende: superbia, lussuria, invidia, ira, avarizia, accidia e gola.
Quest'ultimo vizio capitale è rappresentato da cinque dannati seduti attorno a un tavolo bianco circolare quasi a contrapporsi con il nero utilizzato per lo sfondo della scena. La tavola appare imbandita con cibi e bevande che ai commensali risultano irraggiungibili perché hanno le mani legate dietro la schiena. In questa scena Fra Giovanni da Fiesole, conosciuto dopo la morte come Beato Angelico, riprende il mito greco del supplizio di Tantalo. Un mito che ben si addice a questo vizio e che è presente in altri cicli pittorici che raffigurano il Giudizio Universale. Ad esempio in Toscana lo troviamo citato da Buonamico Buffalmacco nell'Inferno del Camposanto di Pisa (1336-1341) e da Taddeo di Bartolo sempre nell'Inferno della collegiata di S. Maria Assunta a San Gimignano (1393). Mi colpisce comunque l'atteggiamento più compassato dei golosi del Beato Angelico che vengono dipinti ordinatamente seduti a tavola pronti a espiare il loro supplizio per l'eternità.
Di forte impatto visivo si dimostra il supplizio che gli iracondi dovranno subire. I corpi nudi di uomini e donne li vediamo sanguinanti a causa dei morsi che stanno infliggendosi alle mani e alla braccia da soli o vicendevolmente. Nella scena è riconoscibile un re dalla corona che indossa sulla testa.
Al di sotto degli iracondi sono collocati gli avari raffigurati con un sacchetto di monete appeso al collo o mentre gli viene versato in bocca un mestolo pieno di oro fuso. Oro, che un diavolo sta provvedendo a fondere in un pentolone.
Gli accidiosi, posti nel settore sopra gli iracondi, risultano essere immobilizzati da serpenti che gli avvolgono il corpo, almeno nei due dannati accovacciati in primo piano tra le fiamme.
Gli altri supplizi raffigurati non sono di certo meno cruenti ma risulta più ostico individuare il peccato corrispondente.
Quindi mi riservo in futuro di approfondire questo post e magari di tornare ad ammirare di nuovo il dipinto nella sua sede espositiva permanente.
- Firenze, Palazzo Strozzi, mostra Beato Angelico
- Firenze, Museo San Marco
- Enciclopedia dell'Arte Medievale, Treccani (1996) Inferno







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